I migliori elaborati e gli articoli degli studenti del Liceo Savarino

Questa sezione contiene diversi lavori, siano essi di carattere letterario, scientifico, tecnologico, prodotti dagli studenti dell'Istituto. Gli elaborati vengono pubblicati in ordine cronologico dal più recente al più lontano.

Intervista impossibile: Jimi Hendrix (di Salvatore Bongiorno)

Mi sembrava uno dei miei soliti sogni, tanto irrealizzabili quanto impossibili, non ricordo neanche se stessi realmente dormendo ma incosciente mi ritrovavo catapultato in un posto in cui non ero mai stato prima…il sole era alto, ero circondato da un ampio e curato giardino…poco lontano un appartamento. Bussai più e più volte, nessuno mi rispose. Entrai.

Era una normale casa, probabilmente affittata, cercai il proprietario …ma l’unica cosa che udii fu una canzone in sottofondo, non era la prima volta che la ascoltavo, ma in quel momento ero troppo preso da paura e stupore allo stesso tempo: chiunque fosse stato a suonare quella canzone era davvero strabiliante. Cominciai a sentire sempre più forte la sua musica, si trattava certamente di un chitarrista… ma non era assolutamente mio intento disturbare la sua esecuzione, ero quasi disposto ad uscire da quella casa, chissà quale reazione avrebbe potuto avere vedendosi in casa uno sconosciuto, anche se si trattava solamente di un adolescente. Anziché andar via avanzai. Improvvisamente, mi ritrovai a pochi passi da un ragazzo, non fu la sua capigliatura, né la sua carnagione a colpirmi, bensì la sua nera e fiammante fender.

Ancora frastornato e poco consapevole, mi limitai a scusarmi con l’intento di lasciare al più presto l’abitazione, mi avvicinai all’uscita e chinando il capo, farfugliai: << mi…mi scusi signore, non era assolutamente mia intenzione disturbarla, ma sentendo suonare quella bella “stratocaster”…e poi con quale strabiliante tecnica, non ho contenuto la mia voglia di fare la sua conoscenza…essendo anch’io un chitarrista.>>.

Ed egli a me, posando con molta delicatezza la sua chitarra:<<ma non mi hai per nulla disturbato, come ti chiami ragazzo? E poi avevo giusto terminato di provare il mio “hey Joe”…ma non sono molto sicuro che piacerà al mio nuovo manager Mike Jeffrey. Ritieniti fortunato, sei il primo al mondo che l’ ha sentita. Come ti sembra?>>.

Ed io, ancora con il capo chino timidamente:<<il tuo, scusi, il suo brano? no…non è assolutamente possibile, ne sono sicuro…è di Jimi Hendrix!!!>>

Il ragazzo allora, fiero di sé e con un sorriso quasi stampato sulle labbra, mi sollevo il viso esclamando: <<collega, ma io chi ti sembro?!>>.

Ed io…emozionato dalla scoperta e colpito dal suo modo di approcciarsi e di trattare uno sconosciuto, cercai di presentarmi: <<beh, mi presento…il mio nome è Salvo, sono davvero emozionato di aver fatto la tua conoscenza…ma non credo che avrai ancora altro tempo da perdere con un insignificante adolescente!!>>.                                                                                                                                                               Jimi:<< eh sì.. hai ragione non ho mai tempo e mai l’avrò per uno stolto adolescente, ma io qui non vedo altro che due amici chitarristi che discutono di musica>>.

Cosi dicendo, Jimi mi domandò se fossi disposto ad accompagnarlo al Samarkand Hotel di Nottingh Hill per incontrare e farmi conoscere la sua ragazza, Monica Dannemann. Arrivati nel suo appartamento, notai subito non solo numerose bevande alcoliche e sostanze stupefacenti ma che anche il comportamento ed il carattere di Jimi era mutato drasticamente: lo vidi sdraiarsi su di un letto con la sua “les paul” e” strimpellando un riff e qualche suo assolo si accese una sigaretta, o almeno quello che sembrava esserlo. Mi domandai quale fosse dei due “Jimi” che stavo conoscendo quello vero…aspettai che finisse di suonare e lo raggiunsi per domandargli: <<in tutta la giornata non ti ho visto né fumare né bere se non qui…pensavo che quanto mi avessero riferito non fosse vero…mi sorge un dubbio, da quant’è che hai iniziato ad usare le droghe e l’alcol? e soprattutto perché?>> sorridendo beffardo lui rispose: <<non ricordo più e forse non è argomento che compete ad un ragazzo cosi giovane come te…ma credo probabilmente per dimenticare la brutta infanzia e la morte di mia madre a causa dell’alcol…>> ma io incalzai:<<Jimi, ti conosco solo da questa mattina…mi sei sembrato un tipo normalmente straordinario: simpatico, nei miei confronti gentile e con talentuose doti musicali...praticamente un modello da seguire per i giovani non solo di oggi, ma delle generazioni a seguire. Ma non credi che il tuo uso di droga ed alcol possa influire anche su di loro ma negativamente?>>.



Ed egli rispose:<< Salvo, ricordi questa mattina quando nominasti gli adolescenti stolti? beh io non avrò tempo per loro, solo perché non lo meritano…loro emulano i loro “miti” qualunque cosa essi facciano ma cosi facendo non fanno altro che peggiorare una società già ai limiti della sopportazione!! >>.



La droga non fa l’artista, ma l’artista si ricorderà anche o soprattutto per quello e non per la sua arte, proprio come quando si parla di certi personaggi e miti musicali, come Jimi Hendrix e Morrison, Janis Joplin, John Belushi, Bob Marley si finisce inevitabilmente a parlare di droga sempre e solo di droga, tuttavia, il contesto storico in cui questi personaggi hanno vissuto è totalmente distante dal nostro per quanto riguarda l’informazione e la conoscenza sui rischi dell’uso delle droghe che talvolta, come ad esempio la sostanza definita comunemente LSD, era considerata legale ma l’uso di stupefacenti comportò la distruzione e la morte di questi grandi personaggi: Jimi Hendrix venne trovato morto il 18 settembre 1970 nel suo appartamento a Londra, la sua morte misteriosa è stata causata per il medico legale da overdose per cocktail di vino rosso e acidi barbiturici, tuttavia questa versione non fu totalmente accettata, infatti le indagini lasciarono ombre scure anche sul manager Mike Jeffrey e la ragazza di Hendrix, Monica Dannemann, il primo per le dichiariazioni del fonico di Hendrix, James Rich, a cui il manager aveva confessato di voler uccidere Hendrix poiché l’artista voleva scindere il contratto e avrebbe anche perso la polizza da due milioni; l’altra in quanto non avrebbe soccorso Jimi durante il soffocamento che lo avrebbe portato alla morte. Entrambi fornirono dichiarazioni discordanti e non si ebbe la risoluzione del caso prima della morte dei sospettati, anch’essa misteriosa.



Ecco fornito l’esempio di come un incontro casuale ed immaginario possa portare ad un’intervista.

Salvatore Bongiorno IV D

La macchina di Carnot (di Lorenzo Fiore IV D)

Nell’ambito della termodinamica dei gas perfetti, si discuta la macchina di Carnot e il suo rendimento, presentando tutti gli enunciati del secondo principio della termodinamica.

 

La potenza motrice di una cascata d’acqua dipende dalla sua altezza e dalla quantità di liquido; la potenza motrice del calore dipende anch’essa dalla quantità di calorico impiegate e da ciò che si potrebbe chiamare, da ciò che in effetti chiameremo, l’altezza della caduta, cioè dalla differenza di temperatura tra i corpi tra i quali si compie lo scambio del calorico.
(S. Carnot )

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Una sigaretta per amica

Il vento è forte. Non sopporto quando dopo svariati tentativi per accenderla il vento mi spegne la sigaretta. La stradina dove ci siamo nascoste è buia e mi fa un po paura, di sabato sera a Terrasini non si può mai sapere se qualche pervertito se la prende con due innocue ragazze. Per fortuna c’è Clara qui con me. Lei non fuma quanto me ma ogni tanto una sigaretta scappa pure a lei. Dallaltra parte nella piazza c’è mio cugino che mi cerca essendo scomparsa allimprovviso. Spero solo che non la scopra questa mia sporca abitudine perché non me lo perdonerebbe mai. Finisco la sigaretta e ritorniamo verso la piazza. La puzza di fumo mi sta addosso come una zecca che anziché succhiarmi il sangue si attacca a mio cugino che mi sta davanti con gli occhi sgranati. Non dice una parola, si gira e se ne va. Lho perso? Lho perso! Sotto i suoi occhi mi sono macchiata della maggiore ipocrisia.

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Mi addormento

Mi addormento lungo la strada sulle spalle di mio padre. Al risveglio sento un odore nuovo e all’inizio non capisco di cosa si tratti. Vedo la mamma sfinita, non ha più la forza di camminare. Il suo pancione cresce ogni giorno di più e io certe volte lo tocco per poter dire al mio fratellino che ormai è ora di nascere perchè la mamma non riesce più a stare in piedi e sta male.

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Una serata movimentata

Una serata movimentata.

Sono ancora a casa. La serata è già organizzata. Poker da Luca e siamo in sei. Mi sto ancora preparando quando mi vibra il telefono. È Vito e su whatsapp e mi ha scritto – Questa sera ci penso io a te -. Ho già capito cosa vuole dire e la cosa mi piace. Gli chiedo quanti siamo – In tre -. Ottimo penso. Sono già pronto e aspetto Luca che come al solito ritarda con la macchina. Non appena arriva salgo sulla macchina e Vito avvisa Luca che dovevamo passare dal centro scommesse in via Principe Umberto. Dopo aver preso tutti gli altri passiamo da lì.

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Ricomincio da qui

Ricomincio da qui

Se la luce si spegne io ho paura. Ho paura del buio, delle tenebre, del nulla. Se chiudo gli occhi penso di non vedere il buio, ma dentro di me fa più buio del buio.

A ventuno anni non bisognerebbe avere paura, che uomo sei altrimenti? Eppure io ce l’ho, sono solo, dentro me c’è deserto, silenzio. C’è l’oscurità. Io sono il nulla. Aspetto con ansia il giorno, l’alba; ma anche quando fuori fa luce dentro me resta buio. Sono un fallito penso. Sono stato io a scegliere di spegnere la luce dentro me, e adesso ho paura del buio, come un bambino che si nasconde sotto le coperte per scappare dalle tenebre. Ma scappare non serve quando le tenebre ce le hai dentro.

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